Siamo tenuti a prestare solidarietà alle persone richiedenti asilo. Tutto questo richiede programmazione, risorse, tempo e scelte difficili, peraltro in una congiuntura in cui, quanto a fronti problematici, non ci facciamo proprio mancare nulla
Una barca carica di migranti
Il complicato “trilogo” tra politica e giurisdizione nazionale ed europea si è arricchito di un nuovo episodio: la Corte di Giustizia ha detto infatti che anche quando è la legge a designare un paese di origine come sicuro, ciò non elimina né il controllo giurisdizionale su tale designazione, né l’obbligo per lo Stato di indicare e rendere accessibili le fonti su cui essa si fonda. È probabile che la sentenza farà molto discutere, e che, come spesso purtroppo avviene quando si parla di migranti, assisteremo a qualche strumentalizzazione. Bene sarebbe quindi cercarne una lettura costruttiva, perché la questione è troppo seria per alimentare fraintendimenti: l’idea che, per legge, possano essere individuati paesi sicuri verso i quali un migrante possa essere reindirizzato senza alcun controllo giurisdizionale appariva fin da subito debole, e lo si capisce immaginando un legislatore sbrigativo che “battezza” tutti i paesi del mondo come sicuri, così da impedire il funzionamento della protezione internazionale.













