“Houston, abbiamo stappato”. La immaginiamo così una conversazione fra lo spazio e la terra quando lo champagne è fuori orbita. Non è un esercizio di stile né l’ennesima trovata di marketing. È un brindisi alla ricerca, all’ingegno umano, al futuro. Lo Champagne Mumm Cordon Rouge, per l’occasione denominato “Stellar”, e non poteva essere altrimenti, è tornato dallo spazio. Letteralmente. Dopo un volo orbitale di tre settimane a bordo della missione Ax-4 di Axiom Space, decollata dalla Florida il 25 giugno e rientrata sulla Terra il 15 luglio, la bottiglia, unica nel suo genere, è atterrata in condizioni perfette, custodendo tra vetro e acciaio non solo Champagne, ma anche un simbolo potente: quello di una convivialità che resiste persino all’assenza di gravità.
L’idea
Il progetto, primo al mondo a portare un vero Champagne tra le stelle, è il frutto di nove anni di studi, prove e voli parabolici. Sembra facile. Prendi una bottiglia, la dai a un astronauta e lui la porta in orbita. Non è andata esattamente così. L’idea prende forma nel 2017, quando Maison Mumm decide di scommettere su una follia lucida: concepire una bottiglia capace di garantire integrità, sicurezza e soprattutto esperienza sensoriale anche in orbita. Per farlo chiama a raccolta un’équipe da film: Octave de Gaulle, fondatore dello studio Spade, specializzato in design extraterrestre; il CNES, l’agenzia spaziale francese; e Jean-François Clervoy, astronauta ESA con tre missioni NASA all’attivo.







