Marzo 2017, Champagne. Dodici notti di gelo stringono la stagione; nel 2010 due giorni di pioggia torrenziale, a metà agosto, obbligano a rimettere mano alle parcelle di Pinot Noir; il 2008 prende la via lunga della cantina e torna oggi come Plénitude 2 dopo quasi quindici anni. Le nuove uscite di Dom Pérignon partono da tre annate che necessitano di gesti diversi e da tre tempi di maturazione che stanno molto lontani l'uno dall'altro, e già questo basta a dare un senso meno ornamentale alla parola "armonia", che in questo caso riguarda il modo in cui vendemmie tese, spesso complicate, vengono ricondotte a una firma riconoscibile.
LA NOVITÀ
L’omaggio dello Champagne all’arte di Jean-Michel Basquiat
01 Ottobre 2024
Il trittico del 2026, inoltre, fotografa bene un passaggio della storia recente di Dom Pérignon. Il 2017 è l'ultima vendemmia guidata da Richard Geoffroy; il 2008, già uscito in passato nella sua prima Plénitude, torna adesso in una fase ulteriore del suo sviluppo; il Rosé 2010 segna un passaggio decisivo di un lavoro decennale sul Pinot Noir, che porta la quota di vino rosso nell'assemblaggio dal 28 per cento del 2005 all'11 per cento del 2010. Letti insieme, questi tre vini raccontano una continuità che passa attraverso annate molto diverse e trova nel 2008 il ponte fra Richard Geoffroy e Vincent Chaperon, al culmine della loro collaborazione.







