Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

4 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 8:22

Um Nasser strappa alcune pagine di un libro e le usa per tenere acceso il fuoco: “Mi piange il cuore, ma dobbiamo dare da mangiare ai nostri figli“. Seduta su uno sgabello, tiene accese le fiamme dove scalda del pane bruciando i volumi che è riuscita a recuperare dalle macerie dell’Università Islamica di Gaza, distrutta nell’ottobre del 2023. “Ho studiato qui – racconta Um Nasser a al Sharq al Awsat, quotidiano saudita -, ma sopravvivere è più importante”. Il centro accademico era stato fondato nel 1978 e, insieme a tutte le strutture accademiche della Striscia, è stato colpito dai raid israeliani. Ma nel 2023 ad essere stato prese di mira fu anche il rettore, Sufyan Tayeh: ucciso insieme alla sua famiglia durante un bombardamento.

“Qui c’erano almeno 200 tonnellate di libri” quantifica Hamad al Suiriky mentre mette in vendita sul marciapiede davanti alle macerie dell’università i testi che è riuscito a recuperare. Al Suiriky dice di voler preservare la cultura della Striscia, ormai sotto attacco, insieme alla storia palestinese. “Non li vendo ad un prezzo basato sul valore reale, ma in base a cosa ne deve fare la gente che li compra”. E specifica che “due libri li vendo a uno scellino israeliano (circa 0.26 centesimi di euro)”. A spulciare fra i volumi di questo negozio improvvisato sul marciapiede c’è Mohamed Tabyl che ha perso la libreria di casa sua mentre fuggiva da Beyt Hanun a Khan Younes. “Quando sono tornato la mia casa non c’era più: era distrutta e saccheggiata”. Fra i testi cerca quelli che aveva raccolto durante la sua vita, sperando di recuperarli. “La maggior parte della gente non conosce il valore dei libri che vende Al Suiriky” dice. “Ma è la guerra!”. Per Fadi Ahmed, rifugiato fra le macerie del campus, insieme a centinaia di famiglie che li vi hanno montato le tende, i libri hanno un’altra funzione pratica. “Molti li usano per impilarli e fare dei muri per proteggerli dal vento, o separare le tende” spiega, mentre da sotto un muro distrutto recupera tre volumi impolverati. “Sappiamo tutti che è un peccato” sottolinea, ma non c’è nulla qui. Una delle poche librerie ancora attive è la “Samir Mansour” fondata nel 2000 e bombardata diverse volte. Fra le attività che mantiene ancora viva questa libreria c’è, appunto, la promozione dei volumi che continua a pubblicare fungendo anche da casa editrice.