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Ultimo aggiornamento: 7:50

Da quando è iniziata la macelleria a Gaza e nella Cisgiordania, ciclicamente provo a immaginare come presenteremo alle giovani generazioni future la follia di oggi. Soprattutto come la racconteremo (data la mia età, racconteranno) quando la maggior parte del mondo, oggi sensibile, avrà dimenticato le cause, le conseguenze, le azioni e le responsabilità. Come sapremo/sapranno costruire prima un immaginario e poi una coscienza della follia che ha travolto anche i buoni di ottant’anni fa?

Nei miei quarant’anni di scuola lo studio e il racconto dell’orrore della Shoah l’ho sempre considerato il più potente degli antidoti a razzismo, al totalitarismo. Utilizzando le storie personali, i libri, i documentari, ma soprattutto i film. Quelli parlavano alla testa e alla pancia, con i loro personaggi – a volte semplificatori di condizioni umane note anche agli allievi – e con le informazioni che facevano della Storia di quel periodo un tema particolare, di quelli da trattare “in un altro modo”. Per esempio portando gli allievi in gita scolastica a un campo di concentramento: la Risiera di San Sabba in Italia, Dachau o Auschwitz in Europa. Andando a Praga, normale dedicare un giorno a Treblinka.