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1 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 7:49
Entri al supermercato, fai un giro per le corsie e i cartellini dei prezzi sono uno schiaffo. Più di 5 euro al kg per un frutto di stagione come la pesca, fino a 60 euro per il prosciutto crudo, 30 per del tonno all’olio. A luglio l’inflazione è rimasta stabile, ha fatto sapere l’Istat giovedì scorso pubblicando le stime preliminari. Ma se a livello generale l’estate non ha ulteriormente surriscaldato i prezzi, la temperatura del cosiddetto “carrello della spesa” è bollente. È lì che bisogna guardare per capire come mai, arrivati alla cassa, è ormai inevitabile sentirsi molto più “poveri” di qualche anno fa.
Le serie storiche dell’indice nazionale dei prezzi al consumo, aggiornate ogni mese dall’istituto di statistica, sono impietose. Un dato su tutti dà la misura di quanto il potere di acquisto percepito nella vita di tutti i giorni si sia ridimensionato: dal 2021, quando è iniziata la fiammata inflazionistica post pandemica che sarebbe poi stata alimentata dall’invasione russa dell’Ucraina, il costo di alimentari e bevande analcoliche è lievitato di oltre il 27%. Come dire che con 30 euro di spesa oggi ci portiamo a casa una quantità di cibo e bibite che quattro anni fa avremmo potuto comprare spendendo poco più di 23 euro.







