Nonostante sia ormai ben noto come gestirle e quale stile di vita adottare per tenerle sotto controllo, diabete e obesità sono tra le patologie metaboliche più diffuse e in costante aumento. Perché? Uno degli elementi che gioca un ruolo determinante, ancora troppo sottovalutato nell’interazione con il paziente, è il carico stressogeno che agisce da vero e proprio detonatore rappresentando un importante fattore predisponente non solo per l’insorgenza di molte patologie, ma anche per lo sviluppo di complicanze a lungo termine.
Complicanze fisiche e controlli frequenti
Le complicanze fisiche – neuropatia, gonalgia, cardiopatia – riducono l’autonomia: scegliere un posto in treno, fare le scale o praticare sport richiede calcoli o rinunce; sul piano emotivo la necessità di controlli frequenti, regimi alimentari restrittivi e terapie multiple alimenta frustrazione, senso di colpa, generando anche stigmi e pregiudizi sociali. La complessità dei trattamenti è parte del problema. Un paziente in terapia insulinica teme l’ipoglicemia e tende a limitare vita sociale e lavorativa; depressione e ansia sono fino a due volte più frequenti in queste popolazioni e, a loro volta, peggiorano l’autogestione della malattia, generando un circolo vizioso che incide anche sui costi sanitari.






