Son tutti bravi con i dazi degli altri, verrebbe da dire. Lo sport preferito delle opposizioni è dare addosso a Giorgia Meloni e al governo di centrodestra per l’esito delle trattative con la Casa Bianca, dimenticando di dire però che ad avere in mano il dossier e a guidare il dialogo con Donald Trump non è stata (e non poteva esserlo, a norma di regolamento) la premier bensì la presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen. Una commissione e una Von der Leyen che, e non è un dettaglio secondario, sono sostenute da una maggioranza con al suo interno, guarda un po’, anche il Partito democratico nostrano che grida allo scandalo ma che non pare aver alcuna intenzione di sfiduciare Ursula.
Ospite di 4 di Sera, il talk dell’access prime time di Rete 4 condotto da Roberto Poletti e Francesca Barra, è Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera. Che punta il dito proprio su Bruxelles. «Se siamo in difficoltà economica in questo continente lo dobbiamo non ai dazi, che arriveranno ad inizio agosto, ma oggi lo dobbiamo alle politiche che hanno tagliato fuori l’industria europea dalla competitività. Con le sanzioni sulla CO2, con l’obbligo dell’auto elettrica e tutte le cose che conosciamo, con il taglio della pax sull’agricoltura. Quindi, le politiche europee i posti di lavoro li hanno fatti già perdere, i dazi sono un problema che dovremo affrontare, ma è una cosa che deve ancora venire».







