Una lettrice scrive:
«Quel giorno pioveva. Entrai in macchina chiudendo l'ombrello. Prima di mettere in moto, vidi lui. Un signore, sull'ottantina, camminava rasente il muro, sotto i balconi di Borgaretto, cercando di non bagnarsi.
Era senza ombrello. Non lo conoscevo, ma in quel momento mi venne istintivo aprire la portiera e andare da lui. Gli regalai il mio ombrello e tornai alla macchina. Lui mi guardò un po' confuso, poi mi ringraziò. Io gli sorrisi e mi sentii felice. Lo raccontai a mia sorella, e mi disse che ero pazza. In un mondo dove la maggior parte delle notizie sono brutte notizie, dove il sole brucia troppo, e la guerra è un po' dovunque, praticare atti di gentilezza è una di quelle cose che possiamo fare ogni volta che pensiamo di non poter cambiare nulla. Per me ormai, è diventato un gioco. Mi piace guardare l'effetto che fa sulle persone, i loro sorrisi, il loro stupore.
Si, perché purtroppo la gentilezza non è scontata e a volte neanche apprezzata. Siamo talmente sospettosi e diffidenti, che se qualcuno vuole aiutarci ed essere gentile con noi, pensiamo subito che voglia fregarci. Ma per fortuna non è sempre così. Le persone buone esistono, la gentilezza accade, ed è anche contagiosa. Iniziare il gioco è semplice, si parte dalle piccole cose: tenere aperta la porta dell'ascensore se sta arrivando qualcuno, salutare e sorridere quando si entra in un negozio, sporgere il piatto al cameriere senza aspettare che ce lo tolga da davanti, far passar davanti a noi chi ha meno cose in cassa al supermercato, ascoltare chi ha bisogno di parlare, dedicare tempo, ringraziare. Chiamatela fede, karma, magia: praticare gentilezza può davvero cambiare la tua vita. Non domani, già da adesso. Ci si sente per davvero un po' più felici, si ha più voglia di aiutare gli altri, si sorride un po' di più e forse, qualcuna di quelle brutte notizie, potrà trasformarsi in una bella notizia. Giochiamo?».






