Ma se è vero, come insiste la difesa dei fratelli Massimo e Cristian Vitali, che i creditori della Vita srl sono stati tutti ristorati e che c’è addirittura un’omologa alla richiesta di concordato presentata dalla società, perché la gip Lucia Graziosi, che pure era informata sul recente decreto del Tribunale fallimentare, ha tirato dritto e fatto sequestrare quote per 50 milioni? Dove sta la bancarotta fraudolenta? Bella domanda e di sicuro non banale considerato anche solo lo spessore del legale a cui i due imprenditori si sono affidati, Filippo Dinacci, un esperto in diritto penale d’impresa.
Inchiesta Vitali, la gip: «Imprenditori spregiudicati, vanno fermati». Il ruolo centrale di Massimo in tutte le decisioni
Le ragioni del maxi sequestro deciso dalla giudice. Nelle intercettazioni i manager sul presidente: decide lui






