Una nota di undici righe, in cui il succo è racchiuso in due. Una nota garbata, si può dire rassicurante a fronte di un’inchiesta per bancarotta fraudolenta che due mesi e mezzo fa fece balzare sulla sedia mezza Bergamo: i fratelli Massimo e Cristian Vitali sospettati di avere portato al fallimento la Vita srl, una delle società nell’orbita del gruppo partito da Cisano Bergamasco, per cui lavorano 170 dipendenti e a cui sono legate, spesso a doppio filo, opere pubbliche già in cantiere e altre nel futuro di città e provincia. Basti pensare ai progetti di Porta Sud o della tanto dibattuta autostrada Bergamo-Treviglio.