C’erano l’anno scorso i gravi indizi per arrestarli, e ci sarebbero anche adesso, ma oggi - dopo 10 mesi - non ci sono più esigenze cautelari che giustifichino ancora gli arresti: è la decisione del Tribunale del Riesame, e restano dunque in libertà gli indagati dell’agenzia investigativa Equalize, a cominciare dall’allora presidente di Fondazione Fiera Milano e socio di maggioranza di Equalize, Enrico Pazzali, per i quali mercoledì la Procura ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini nel primo filone di inchiesta sulle massicce consultazioni illecite delle banche dati delle forze dell’ordine attraverso le ipotesi di reato di associazione per delinquere, accesso abusivo a sistemi informatici, corruzione, rivelazione di segreti d’ufficio.

Sono infatti tempi proceduralmente sfasati a far sì che giovedì mattina, proprio all’indomani della notifica ai primi 15 indagati della fine delle indagini, e a a oltre quattro mesi dalla propria udienza di metà marzo 2025, il Tribunale del Riesame di Milano decida di accogliere il ricorso presentato appunto dieci mesi fa dal pm Francesco De Tommasi contro il non arresto il 26 ottobre 2024 di Pazzali e altri 11 coindagati (non più Samuele Calamucci per il quale il pm aveva ritirato la richiesta dopo interrogatori collaborativi al pari di Carmine Gallo, l’ex poliziotto morto nel frattempo di infarto lo scorso 9 marzo). Solo per la posizione del costruttore romano Lorenzo Sbraccia (peraltro poi arrestato in un filone collaterale) i giudici ravvisano esigenze cautelari per arresti domiciliari, che tuttavia non saranno esecutivi perché resteranno «congelati» in attesa del ricorso difensivo in Cassazione che chiuderà questa fase cautelare.