Un “grave quadro indiziario” per tutti gli indagati. Ma solo per uno di loro i giudici ravvisano esigenze cautelari. Niente arresti – come aveva chiesto la procura di Milano in appello al Riesame – per i protagonisti della vicenda Equalize, l’agenzia milanese degli spioni. Appello respinto, in particolare, per Enrico Pazzali, presidente dell’agenzia, ex numero uno di Fondazione Fiera, per cui si chiedevano i domiciliari.

Ieri quindici indagati hanno nel frattempo ricevuto l’avviso di fine indagine che prelude alla richiesta di processo.

Come si legge in un comunicato firmato da Fabio Roia, presidente del tribunale di Milano, i giudici del Riesame hanno depositato 12 ordinanze relative agli appelli presentati dalla procura, che chiedeva appunto il carcere o i domiciliari per altrettanti indagati nella vicenda. Altre 4 ordinanze sono state giudicate inammissibili.

Per i giudici persiste “un grave quadro indiziario”. Soltanto per l’imprenditore romano Lorenzo Sbraccia – tra l’altro ai domiciliari in relazione a un filone parallelo della vicenda – “sono state ravvisate anche esigenze di tipo cautelare con conseguente adozione della misura degli arresti domiciliari”.

Nel suo atto, il pm Francesco De Tommasi aveva chiesto – in opposizione a quanto aveva deciso il gip – tredici arresti in carcere e tre ai domiciliari per i protagonisti della banda. Da Samuele Calamucci (ai docimiliari) all’ex super poliziotto Carmine Gallo, che nel frattempo il 9 marzo è morto sempre ai domiciliari. Stessa richiesta anche per il nutrito gruppo di hacker e tecnici dell’agenzia di via Pattari 6, a due passi dal Duomo.