E se il protagonista di American Psycho fosse invece una killer? Così è nata Tiffany, l’omicida che desidera solo essere vista

di Olga Campofreda

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Una mascherina ghiacciata per rimuovere il gonfiore dagli occhi al risveglio; uno scrub al miele e alle mandorle da fare sotto la doccia, quindi un gel esfoliante da applicare sul viso prima dell’impacco alle erbe, da lasciare in posa per circa dieci minuti. Questi sono solamente alcuni degli innumerevoli passaggi della beauty routine di Patrick Bateman, l’assassino più emblematico della cultura pop di fine millennio. Nato dalla penna di Bret Easton Ellis, il protagonista di American Psycho (1991) è stato immaginato dal suo autore come una critica a tratti parodica della classe privilegiata americana, quella bianca, eteronormativa e piena di dollari. Nella versione cinematografica del 2000 Bateman prende i tratti scolpiti di Christian Bale che ne interpreta l’ossessione per l’aspetto fisico, oltre che la violenza consumistica e accumulatrice, eredità della cultura anni Ottanta nella quale è cresciuto. Il suo alibi di copertura? Essere semplicemente sé stesso in una società che cerca sempre l’efferatezza al di fuori delle fortezze del privilegio.