Maschere antietà che fasciano il viso evocando l’iconografia dei thriller, tendenze trucco che creano effetti inquietanti. Il legame tra bellezza e paura ha origini antiche. Una studiosa spiega le implicazioni culturali

di Martina Manfredi

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Quando pochi mesi fa Kim Kardashian ha lanciato il suo prodotto di shapewear per il viso, per Anthony Hopkins è stato difficile resistere alla tentazione di ironizzare sulla somiglianza tra la maschera di Skims e quella che Hannibal Lecter indossava in Il silenzio degli innocenti. Ma che molte face mask (mercato che, secondo Statista, registra a livello mondiale quasi 4 miliardi di dollari di profitti) richiamino l’iconografia dei film non è una battuta. Per la ricercatrice e curatrice Janice Li, che ha analizzato secoli di immagini e oggetti per The Cult of Beauty – mostra sul culto della bellezza inaugurata alla Wellcome Collection di Londra nel 2023 e in arrivo al Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona nel 2026

– "il link tra cosmetica e orrore non è una novità". Neanche la fascia di Kim Kardashian lo sarebbe: "Ho curato parte di un’esposizione sul trucco al MoMu (Museo della moda di Anversa) e nell’allestimento c’erano diverse versioni della fascia di Skims, alcune in vendita da oltre una ventina d’anni", racconta Li. "Molti di questi accessori per il ringiovanimento della pelle sono mutuati dalla medicina, settore molto presente nella fiction della paura: l’estetica clinica e sterile degli ospedali è spesso protagonista dei film horror".