I gemelli Philippou, rivelazione dell’horror cinematografico, hanno firmato il loro secondo film Bring Her Back – Torna da me, (dal 30 luglio al cinema) ed è la conferma che gli Youtuber australiani autori di Talk to Me (2023) sono destinati a diventare maestri del genere. Sono poche le storie dell’orrore che ti seguono fuori dalla sala, appiccicandosi addosso come un orrendo mostro, e la loro ultima opera è una di queste. Potente meditazione sulla follia del dolore – si può perdere la ragione a causa di una sofferenza insopportabile? – Bring Her Back sta dalle parti di Pet Sematary e Hereditary: racconta una storia di perdita orribilmente reale e “normale”, dove l'irrompere dell’elemento soprannaturale fa sobbalzare ma porta sollievo, perché resta nella rassicurante sfera dell'irreale. Bring Her Back è incentrato su due orfani: una ragazzina ipovedente vitale e positiva (Piper, Sora Wong) e il fratellastro sensibile e iperprotettivo (Andy, Billy Barratt) ms considerato problematico.Sora Wong and Sally Hawkins on the set of A24’s BRING HER BACKIngvar KenneI due, morto da poco il padre, vengono affidati a una psicologa infantile (Laura, Sally Hawkins), che a sua volta ha perso una figlia e che in casa ospita anche un ragazzino aggressivo e muto (Ollie, Jonah Wren Phillips, uno dei più talentuosi attori bambino mai visti). La donna è gentile ma ambigua, affettuosa ma manipolatrice, e qualcosa di sinistro e malevolo permea la sua casa isolata e cadente, dove è nascosta una vecchia vhs che immortala un rituale satanico. Considerato anche il precedente di Talk to Me, è evidente che i Philippou hanno particolarmente a cuore le tematiche del lutto, della perdita e della malattia mentale. Sono esperienze che li hanno toccati da vicino - hanno una nonna suicida e una madre gravemente depressa - ed è comprensibile che i due (soprattutto Danny, che scrive anche le sceneggiature) considerino come forma prediletta di orrore le storie che toccano questi temi. Il fatto che ci si immergano ripetutamente e volontariamente, tuttavia, lo rende straziante, perché la loro è elaborazione senza catarsi. Nel loro impressionante pessimismo, raccontano storie dove ragazzi innocenti, vittime della crudeltà e della follia, non fanno quasi mai una bella fine.Jonah Wren Phillips on the set of A24’s BRING HER BACKIngvar KenneI Philippou sono molto bravi a descrivere la psiche giovanile, in particolare quella dei teneri e sfortunati protagonisti (nota: ci vuole un girone speciale dell’inferno per chi abusa degli orfani), resi ancora più convincenti dai loro bravi e affiatati interpreti Wong e Barratt. La Hawkins dispensa un’interpretazione da Oscar nei panni dell’ex consulente dell'infanzia dalla personalità elusiva, contraddittoria e infida. La delirante ambizione del suo personaggio di riportare in vita la figlia, il vacillare nei suoi intenti omicidi alternato alla cieca fermezza dei suoi intenti, sono la manifestazione della mente spezzata di una donna tanto disperata da aggrapparsi all’idea di una resurrezione miracolosa. Il fulcro della narrazione è: Laura è pazza, o ha perso la ragione per il dolore? Le azioni depravate e imperdonabilmente sadiche di cui si macchia erano già insite nella sua personalità o perdere il senno per un lutto può davvero spogliare una persona della propria umanità e trasformarla in un mostro?Sally Hawkins and Sora Wong on the set of A24’s BRING HER BACKIngvar KenneIl film dell'orrore dei Philippou sono inquietanti ed estremi, eseguiti con maestria (i due hanno anni di gavetta e corvé alle spalle, e hanno lavorato anche a Babadook), ma Bring Her Back è molto più che un horror superbo, è un viaggio lento e inesorabile nel macabro e nel malato che nelle ultime battute precipita a capofitto in un delirio demoniaco, abbandonando repentinamente la narrazione del reale per esplorare le perversione del soprannaturale. I registi si muovono con esasperante lentezza: l’unico orrore che si vede per buona parte del film è “solo” quello di un affidamento profondamente sbagliato. Poi Bring Her Back diventa uno di quegli gioielli indie estremi, duri da digerire anche per i veterani del genere, con alcune sequenze di body horror – per di più inflitte a un bambino – al limite del tollerabile. Come se non bastasse, c'è anche spazio per il cannibalismo, la stregoneria e le possessioni.Sally Hawkins on the set of A24’s BRING HER BACKIngvar KenneAlcune scene raccapriccianti non ve le dimenticherete mai, ma di questo film vi colpirà ancor di più – se mai avete perso una persona cara – il modo consapevole, toccante, diretto con cui i registi affrontano un tema popolare (di recente) nell’horror come quello dei traumi e della perdita (vedi anche l'imminente Presence). In particolare preme loro indagare come il dolore ci trasforma e dove siamo disposti a spingersi per reprimerlo. Fatevi coraggio e non perdetevelo: Bring Her Back non è solo un grande horror, è uno dei film più sconvolgenti, intensi, devastanti e strazianti degli ultimi anni, diretto da due registi di grande sensibilità ed empatia, due nuovi grandi maestri dell’horror che hanno trasformato il proprio dolore in opere d’arte.
Bring Her Back - Torna da me è la conferma che i Philippou sono i nuovi maestri dell'orrore
Un film straziante sul dolore e sulla perdita diretto da due fratelli che dell'argomento hanno fatto il loro cavallo di battaglia, un fantastico body horror demoniaco per stomaci veramente forti






