Dall'elenco dei luoghi comuni dei film sportivi e di corse è stato spuntato tutto: c'è il protagonista irruento e maledettamente in gamba che però non riesce a mettere a frutto la sua abilità; c'è la clamorosa occasione per sfruttarla; c'è la figura del mentore che lo allena; c'è l'allenamento non convenzionale montato con la musica; c'è la storia d'amore da gestire contemporaneamente alle corse; c'è l'infortunio; e poi la grande occasione finale di applicare tutto quello che ha imparato. In nessun momento Idoli vuole essere originale, non è proprio l'obiettivo, semmai quello che vuole è funzionare, cioè mettere insieme quel canovaccio nella maniera giusta. Ma non accade nemmeno quello.Il protagonista di questa storia spagnola è Edu, che corre in un campionato minore e all'inizio lo vediamo cadere all’ultima curva di una gara importante per eccesso di foga: poteva arrivare secondo e vincere il campionato ma invece vuole arrivare primo e perde tutto. La sua scuderia lo caccia tra le urla e un'altra, più professionale, di Moto 2 lo vuole perché gli serve uno come lui come seconda guida. Però dovrà farsi allenare da un ex pilota famoso e di grande storia: suo padre, che odia. La prima cosa che il padre gli dice è di lasciar stare le donne, specialmente la tatuatrice che sembra la Sydney Sweeney di Barcellona (è Ana Mena in realtà), ma lui ovviamente non lo ascolta. È tutta una polveriera destinata a esplodere.Warner BrosIdoli è il tipo di film in cui a un certo punto si ha l'impressione che il vero protagonista sia il testosterone. A caratterizzare il personaggio principale sono la rabbia e la foga, e il film non le vede come caratteristiche problematiche da superare e domare (come avveniva in Giorni di tuono) ma come un tratto positivo, una cosa buona di Edu. Lui è la parte dura e incontenibile, lei è la parte morbida e sentimentale che gli insegna a gestire le emozioni, il padre perduto è la parte saggia e moderatrice. Come già detto, qui non c'è nessuna intenzione di innovare in niente ma di rimettere in scena un classico, solo ambientato in Spagna. La variazione maggiore rispetto al solito infatti è che nell'allenamento non convenzionale, una delle cose che Edu deve fare per migliorare sulle moto è imparare i balli latinoamericani, "perché aiutano l'equilibrio". In un momento inspiegabile ballano anche i meccanici.Proprio in questa sequenza paradossale emerge l'unica cosa sensata di tutto questo film abbastanza mal scritto e molto velleitario: Claudio Santamaria. Interpreta il padre/mentore, e in ogni scena in cui è presente è capace di dare credibilità (o almeno di aumentare la credibilità) a quel che vediamo, anche quando c'è il momento del ballo latino: con quattro passi dà alla sequenza un tono un po' più leggero che giustifica, contestualizza e rende sensata un'idea senza senso. È su di lui che leggiamo un po' di dramma, è su di lui che si poggia tutta la componente più eccitante della storia, quella del migliorarsi, studiare i percorsi e farcela, ed è su di lui che percepiamo il rischio della corsa e le tensioni della trama.Warner BrosSe non ci fosse Santamaria, Idoli sarebbe abbandonato a un cast insufficiente e una brutta sceneggiatura. Cosa ancora più grave, sarebbe abbandonato a scene di corsa non all'altezza. E dire che quello doveva essere il punto di forza. Il film è realizzato con la collaborazione del motomondiale, quindi su veri circuiti, durante le vere gare e in certi casi con veri piloti che fanno la più classica delle comparsate, quella in cui dicono al protagonista “Hey vai forte!” e fine. La credibilità, da quel punto di vista, è ai massimi livelli e si può dire che, sempre e solo da quel punto di vista, sia il miglior film di corse in moto mai fatto, perché nessuno può permettersi di ricreare le corse come sono, si possono solo riprendere quelle vere. Lo hanno capito anche gli americani con F1: il film. Questa è un'operazione in tutto e per tutto simile.Eppure non solo non è appassionante la dinamica narrativa interna alle competizioni, cioè la maniera in cui il protagonista cade, si rialza e sembra perdere prima che possa vincere, perché è legnosa e non riesce mai a creare la tensione che servirebbe, ma proprio le riprese delle corse non funzionano. Sono molto peggiori dello standard internazionale e inevitabilmente suonano insufficienti, specialmente considerato tutto il contesto reale e produttivamente ambizioso.Più che un film per il cinema Idoli sembra un film per Prime Video (che tra le piattaforme pare la più innamorata dei film ad alto tasso di testosterone). È cioè tarato su uno standard di semplicità e soddisfazione elementare di desideri di potenza tradizionali, che va bene per un pubblico ben poco esigente, che non si aspetta molto dalla serata. Invece che proporre, come fanno i film sportivi moderni, una versione più sfidante della classica struttura, che metta in questione alcuni stereotipi per giungere al medesimo fine (il trionfo di una mente e una volontà su un fisico o su mezzi insufficienti), quegli stereotipi li abbraccia, li cavalca e ci crede sul serio. Questo è un film convinto davvero che l'irruenza paghi, che il talento sia destinato a emergere, che le fidanzate siano un problema per gli uomini e i loro obiettivi se non stanno attenti e che al tempo stesso costituiscano la parte tenera della coppia, che i padri siano dei mentori e che il duro lavoro sia sempre ricompensato. Ci vorrebbe il più grande dei registi per convincere di tutto questo un pubblico abituato a film migliori.
Idoli ci prova seriamente a fare un film di corse, ma solo una cosa funziona (ed è Claudio Santamaria)
Girato in Spagna e con la collaborazione del vero motomondiale, spreca l'occasione delle riprese con una sceneggiatura non all'altezza






