Dall'elenco dei luoghi comuni dei film sportivi e di corse è stato spuntato tutto: c'è il protagonista irruento e maledettamente in gamba che però non riesce a mettere a frutto la sua abilità; c'è la clamorosa occasione per sfruttarla; c'è la figura del mentore che lo allena; c'è l'allenamento non convenzionale montato con la musica; c'è la storia d'amore da gestire contemporaneamente alle corse; c'è l'infortunio; e poi la grande occasione finale di applicare tutto quello che ha imparato. In nessun momento Idoli vuole essere originale, non è proprio l'obiettivo, semmai quello che vuole è funzionare, cioè mettere insieme quel canovaccio nella maniera giusta. Ma non accade nemmeno quello.

Il protagonista di questa storia spagnola è Edu, che corre in un campionato minore e all'inizio lo vediamo cadere all’ultima curva di una gara importante per eccesso di foga: poteva arrivare secondo e vincere il campionato ma invece vuole arrivare primo e perde tutto. La sua scuderia lo caccia tra le urla e un'altra, più professionale, di Moto 2 lo vuole perché gli serve uno come lui come seconda guida. Però dovrà farsi allenare da un ex pilota famoso e di grande storia: suo padre, che odia. La prima cosa che il padre gli dice è di lasciar stare le donne, specialmente la tatuatrice che sembra la Sydney Sweeney di Barcellona (è Ana Mena in realtà), ma lui ovviamente non lo ascolta. È tutta una polveriera destinata a esplodere.