Chissà cos'hanno pensato, lo scorso 27 febbraio, gli 880 scienziati del Noaa – l’agenzia federale statunitense che studia oceani e atmosfera – quando hanno aperto l'e-mail inviata dall’ufficio del personale. Qualche frase di circostanza, poi il messaggio secco: «Sei licenziato». Nessuna possibilità di replica. Solo il tempo di svuotare la scrivania. Per chi è rimasto, il lavoro non è diminuito, soprattutto tra coloro impegnati nel monitoraggio degli uragani. In uno scenario così critico, e con finanziamenti sempre più scarsi, il Noaa ha dovuto ingegnarsi, trovando alleati inaspettati per portare avanti le ricerche senza sforare il budget. Di chi si tratta? Economici, instancabili e con un sorriso da settanta denti (più o meno): stiamo parlando degli squali mako pinna corta (Isurus oxyrinchus), come racconta un articolo pubblicato pochi giorni fa dal Washington Post.