La scelta della Columbia University di scendere a patti con il governo statunitense pur di riottenere i fondi federali destinati alla ricerca rappresenta "un tragico campanello d'allarme", secondo un editoriale firmato dal direttore della rivista Science, H.
Holden Thorp, che nell'accordo vede una minaccia per la formazione delle future generazioni.
"Il governo ha usato i finanziamenti per la scienza, almeno 1,3 miliardi di dollari all’anno, come potente leva per influenzare l’università, e firmarlo è stato probabilmente inevitabile", scrive Thorp. L'intesa resta "un promemoria del fatto che accettare fondi federali per la ricerca ha sempre comportato il rischio che tali fondi potessero essere revocati qualora si ritenesse che vi fosse stato un uso improprio del denaro pubblico. Le università stanno ora assistendo a questa forma di potere finanziario esercitata con un’intensità senza precedenti".
Il caso della Columbia "è uno shock per le università americane, che negli ultimi 80 anni hanno goduto di una crescita costante del sostegno federale alla ricerca", continua l'editoriale, ricordando come molti nel mondo accademico ritengano che "la decisione della Columbia metta altre università a rischio di dover affrontare richieste simili".









