La ripresa economica del Sud Europa è in corso, ma resta esposta a fragilità strutturali. Italia, Spagna, Grecia e Portogallo hanno ridotto negli ultimi anni il divario di investimento rispetto al resto dell’Unione. Secondo l’ultimo rapporto della Banca europea per gli investimenti (Bei), pubblicato il 28 luglio, il vero nodo non è più tanto quanto si spende, ma come si spende. E quanto resta anc ora da fare per allineare i capitali pubblici e privati alla transizione verde e digitale.

Il Sud Europa investe oggi in media il 20% del proprio Pil, contro il 22% della media Ue. Se si guarda alla qualità dell’investimento, le distanze aumentano. In Italia, solo il 37% delle imprese ha investito in sostenibilità ambientale nel 2023, contro una media europea del 45%. Ancora più marcato il ritardo sull’innovazione: appena il 35% delle imprese italiane ha investito in tecnologie digitali avanzate, contro il 50% in Germania e il 46% in Francia.

Un altro problema è la capacità di trasformare le risorse disponibili in progetti efficaci. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), sottolinea la Bei, offre un’occasione unica ma per essere efficace, deve attivare anche capitale privato. E qui si apre un paradosso. Da un lato, il Sud Europa ha bisogno di infrastrutture moderne, resilienti e sostenibili. Dall’altro, gli asset infrastrutturali rappresentano ancora meno dell’1% del totale gestito dagli investitori globali, e l’allocazione media dei portafogli istituzionali resta ferma al 5%.