La transizione verde e la competitività industriale europea dipenderanno sempre di più dalla capacità di mobilitare nuovi investimenti. È il messaggio che emerge dal rapporto “Capitalising on Europe’s strengths”, pubblicato dalla Banca europea per gli investimenti (Bei), che analizza l’evoluzione dei flussi di capitale nel continente. Uno dei dati più rilevanti riguarda il ruolo del mercato unico europeo. Secondo la Bei, l’integrazione economica avviata negli anni Ottanta ha sostenuto circa il 25% degli investimenti realizzati nell’Ue. L’accesso a un mercato più ampio ha infatti consentito alle imprese di crescere, sviluppare catene del valore integrate e investire in innovazione.

Tuttavia, il mercato interno resta ancora incompleto. Il 62% delle imprese europee segnala di incontrare barriere quando esporta all’interno dell’Unione, segno che la frammentazione normativa continua a pesare sugli investimenti. Le stime della Bei indicano anche che una maggiore integrazione del mercato unico potrebbe aumentare l’intensità degli investimenti delle imprese fino al 10%, con effetti particolarmente significativi sugli investimenti immateriali come ricerca, innovazione e competenze. Il report evidenzia poi un altro elemento chiave: negli ultimi anni la crescita degli investimenti è stata sostenuta soprattutto dal settore pubblico. Investimenti che sono aumentati più rapidamente del prodotto interno lordo, mentre quelli delle imprese sono rimasti sostanzialmente stabili in termini reali.