BELLUNO - Prima la Croda Marcora – ripetutamente e fragorosoamente, a dirla tutta – venuta giù diverse volte da metà giugno in avanti, anche con nuvoloni di polvere che hanno ricoperto il fondovalle, arrivando fino alle porte di Cortina. Poi Cancia, dove i detriti dell’Antelao si sono impastati con la pioggia diventando una lingua di fango e sassi. Infine il Pelmo, che domenica pomeriggio ha dato una “scrollatina” sulla parete nordovest. La montagna perde i pezzi. «E dobbiamo attendercene altri, di crolli». Ne è convinto Ennio Chiesurin, geologo che da anni collabora anche con la Provincia di Belluno come consulente per diversi dissesti geologici. «Questo genere di fenomeni fanno parte della natura della roccia, dell'evoluzione naturale delle Dolomiti».
Chissà cosa penserebbe Charles Darwin. Del resto, le Dolomiti hanno oltre 200 milioni di anni. E nella loro vita ne hanno visti di crolli. Solo che spalmati su una linea del tempo di millenni è un conto, concentrati in poco più di un mese, e poi in maniera così ripetuta... fa un certo effetto. «Diciamo che è più o meno come quando si dà una scrollata a un melo pieno di mele mature – dice Chiesurin -. Quelle mature cadono. Poi magari passano settimane prima che ne vengano giù altre. Per la montagna può essere lo stesso: adesso abbiamo avuto diversi distacchi, magari passeranno anni prima dei prossimi».










