SAN VITO DI CADORE (BELLUNO) - La montagna mormora. Fragorosamente. È sempre la Croda Marcora (Gruppo del Sorapiss) a essere osservata speciale. Perché ieri mattina ha dato un'altra “scrollatina”. Rumore di schianti avvertito fino in paese, e nuvole di polvere in quota. Nessuna conseguenza per la viabilità dell'Alemagna, che proprio ieri sera, 8 agosto, ha vissuto un piccolo traguardo, con l'apertura anche in orario notturno che mancava da settimane, da quel 1° luglio in cui proprio dalla Marcora scese una colata detritica – la prima – e invase la carreggiata con un fronte di fango e massi lungo circa 80 metri e alto 4. In strada infatti non è arrivato neanche un granello di polvere, ieri. Tutto il materiale si è fermato in quota. Ma un po' di trambusto si è creato lo stesso. Non fosse altro per il fatto che la Croda Marcora “scalpita” da più di un mese (e incombe sulla strada che porta a Cortina, particolarmente trafficata in queste giornate ferragostane).
Il crollo più consistente si era verificato il 14 giugno, con una nuvola di polvere che era arrivata fino in strada, causando la temporanea interruzione della viabilità sull'Alemagna. Un crollo seguito poi da altri distacchi “di assestamento”, uno dei quali molto vistoso, dato che i frammenti di dolomia avevano ricoperto di uno strato biancastro la zona che va da San Vito alle porte di Cortina (il sindaco di San Vito aveva anche ricevuto diverse lettere di preoccupazione dei cittadini, tanto da richiedere all'Ulss un parere sulla pericolosità o meno per la salute umana). Poi le piogge e le frane che ne erano seguite (frutto dell'impasto della grande quantità di polvere e detriti staccatisi dalla montagna con l'acqua dei temporali) avevano posto fine ai distacchi. Tornati d'attualità ieri mattina, quando – poco prima delle 10 – si sono verificati nuovi crolli. «Piccoli», dicono gli esperti. «Niente di nuovo sotto il sole» afferma Nicolò Doglioni, il geologo incaricato dalla Provincia di Belluno di seguire l'evolversi dei primi crolli, a giugno. «La zona dei nuovi distacchi, ieri 8 agosto è la stessa da cui si sono verificati i crolli da giugno in avanti. È un'area che presenta diverse rotture e fratture, e quindi è soggetta a crolli continui. In pratica, tutto come avevamo previsto». Come spiega il geologo, la roccia della Marcora presenta diverse fessurazioni. E si tratta pur sempre di dolomia, una conformazione tanto affascinante quanto fragile. Tra le cause dei crolli però potrebbe esserci anche lo scioglimento del permafrost che fa da “collante”. Del resto, già ieri era tornato il gran caldo sulle Dolomiti. E nei prossimi giorni le temperature saliranno ulteriormente, dato che lo zero termico è atteso attorno ai 4.800 metri. Quindi sono possibili ulteriori piccoli scossoni sulla montagna che sovrasta San Vito.






