SAN VITO DI CADORE (BELLUNO) - Nuovi crolli dalla Croda Marcora. È successo venerdì, con le inequivocabili nuvolette di polvere sollevatesi quasi sulla vetta, a metà mattina. È successo di nuovo sabato e il fenomeno si è ripetuto anche ieri (domenica 10 agosto). E ormai è un fattore quasi matematico, perché è così da metà giugno: quando le temperature si alzano, la roccia mostra distacchi. Solo nelle giornate piovose di luglio la Marcora è rimasta ferma (mostrando però ben altre problematiche, con il materiale dei crolli impastatosi con l'acqua e diventato una lingua di fango scesa fino a bloccare l'Alemagna). I sanvitesi ormai quasi non ci fanno più caso. Ma non è un caso: è l'effetto – uno dei più visibili – del cambiamento climatico. Del resto, i geologi non hanno usato troppe perifrasi per spiegare che oltre alla natura intrinsecamente fragile delle Dolomiti, tra le cause dei crolli c'è anche la perdita del permafrost, vale a dire il terreno o la roccia che rimane a una temperatura pari o inferiore a 0 gradi per almeno due anni consecutivi. Con lo zero termico che si porta su quote sempre più elevate (a giugno ha toccato i 5mila metri, tra sabato e ieri era attorno ai 4.700-4.900), il permafrost ha vita dura. Così come i ghiacciai. «Che sono tra gli indicatori più sensibili dei cambiamenti climatici» spiega Jacopo Gabrieli, glaciologo e ricercatore presso l'Istituto di scienze polari del Cnr. «In questi ambienti si vedono in maniera più chiara e netta gli effetti della crisi climatica».
Caldo record, rischio di nuovi crolli sulla Croda Marcora. Il glaciologo: «Colpa del cambiamento climatico»
SAN VITO DI CADORE (BELLUNO) - Nuovi crolli dalla Croda Marcora. È successo venerdì, con le inequivocabili nuvolette di polvere sollevatesi quasi sulla vetta, a metà mattina....






