L’altro giorno a Cima Falkner, sulle Dolomiti di Brenta, la montagna si è sbriciolata: un centinaio gli escursionisti evacuati, quattro i sentieri chiusi. Paura e terrore con il ricordo ancora vivo della Marmolada. Nella mattinata di ieri, grazie all’utilizzo di speciali scanner applicati ai droni, è stato acquisito un modello in alta risoluzione dell’intera cima, che sarà ora confrontato con i rilievi precedenti. Le prime immagini raccolte mostrano un’evidente evoluzione delle fratture: in particolare, sono stati documentati allargamenti significativi, a conferma di una situazione ancora in movimento. Le fratture, in precedenza riempite da ghiaccio, ora risultano in parte vuote, segno di un cambiamento della morfologia di Cima Falkner. Si tratta di un’evoluzione legata anche alla degradazione del permafrost, elemento che in quota svolge un importante ruolo di «collante» per la massa rocciosa. Volkmar Mair, dirigente dell’ufficio Geologia e prove materiali della Provincia di Bolzano, forte di trent’anni di esperienza in rilevamenti e venticinque al servizio protezione civile, premette: «Non conoscendo i dettagli di Cima Falkner faccio fatica a identificare una causa, però abbiamo gli stessi problemi ovunque. Abbiamo avuto crolli anche sulle Dolomiti altoatesine e siamo consapevoli che possiamo averne un po’ ovunque».