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Jonas Vingegaard è un corridore eccezionale, fortissimo sia nelle tappe a cronometro che in quelle con una o più salite: fino a un paio di anni fa soprattutto quelle lunghe, dei passi pirenaici e alpini, di recente anche quelle più brevi. Vingegaard, danese di 28 anni, corre per il Team Visma-Lease a Bike, una delle squadre più ricche e forti al mondo, e finalizza ogni sua stagione sportiva alla vittoria di una sola gara, la più importante: il Tour de France, che ha vinto nel 2022 e nel 2023. Al Tour di quest’anno c’erano tappe che, secondo la rivista di settore Rouleur, «erano fatte su misura per lui».
Eppure al Tour de France sono due anni che Vingegaard arriva secondo, perché sono due anni che vince Tadej Pogačar. L’anno scorso con oltre 6 minuti di vantaggio, quest’anno con 4. Sono due anni che Pogačar, sloveno di 26 anni, non perde una corsa a tappe: nel 2024 vinse addirittura il Giro d’Italia e poi il Tour nello stesso anno (il primo a riuscirci dopo Marco Pantani nel 1998).
Pogacar e Vingegaard il 26 luglio sul Mont Ventoux, in Francia (Tim de Waele/Getty Images)
Pogačar ha vinto senza mai farsi staccare da Vingegaard, senza mai arrivare dietro di lui su una salita o in una tappa a cronometro. Eppure Vingegaard e la sua squadra ci hanno provato più volte, perfino cercando di attaccarlo a decine di chilometri dall’arrivo durante la tappa più dura. In un certo senso, perfino il Tour stesso ci ha provato a farlo perdere, o anche solo farlo vincere di poco: quest’anno il percorso (che cambia in ogni edizione) aveva tre arrivi in salita ad Hautacam, sul Mont Ventoux e sul Col de la Loze. Sono tre storiche salite del Tour, ma soprattutto tre luoghi in cui, tra il 2021 e il 2023, Vingegaard staccò Pogačar in salita, una cosa che hanno saputo fare in pochissimi.









