Nel 2024 lo sloveno Tadej Pogacar venne per la prima volta al Giro d’Italia. Arrivò da grande favorito, vinse sei tappe, indossò la maglia rosa – che da 95 anni è simbolo del primato in classifica – dalla terza all’ultima tappa. Nella classifica finale staccò il secondo di quasi 10 minuti. Fu un dominio, e fu la premessa che gli permise di vincere nello stesso anno Giro d’Italia e Tour de France, come Marco Pantani nel 1998.
Quest’anno al Giro d’Italia è venuto per la prima volta, da grande favorito, il danese Jonas Vingegaard, che negli ultimi anni è stato l’unico vero rivale di Pogacar al Tour de France, l’unico ad averlo battuto in due edizioni della corsa a tappe più importante e competitiva al mondo. Vingegaard ha 29 anni ed è venuto in Italia per ragioni simili a quelle di Pogacar: vincere il Giro, certo, ma anche – e forse soprattutto – diventare l’ottavo aver vinto Tour, Giro e Vuelta di Spagna, ovvero le tre grandi corse a tappe di tre settimane. Tra quei sette (Jacques Anquetil, Felice Gimondi, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Alberto Contador, Vincenzo Nibali e Chris Froome) ancora manca Pogacar, che non ha mai vinto la Vuelta.
Vingegaard evita le corse di un giorno, ma nelle corse a tappe, comprese quelle più brevi, lunghe circa una settimana, praticamente perde solo se c’è anche Pogacar. Quest’anno, per esempio, ha già vinto la Parigi-Nizza e il Giro di Catalogna.














