Dopo Coppi contro Bartali, dopo Merckx contro Gimondi e Fuentes, dopo Hinault contro Fignon (e LeMond), dopo Indurain contro Pantani e Ullrich, dopo Armstrong contro i suoi fantasmi (e il resto del mondo), il ciclismo si ritrova da cinque anni con una nuova rivalità totale, monopolizzante tra un ragazzo sloveno e uno danese: Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard. La quinta battagli tra i due sul palcoscenico più importante, quello del Tour de France, si conclude domenica a Parigi. Ma a due tappe dalla fine, salvo clamorosi incidenti, Pogacar ha inflitto al rivale sulla salita alpina di La Plagne il colpo del 3 a 2 portando a casa la sua quarta Grande Boucle.
Tutto questo nel ciclismo sempre molto conservatore che fino a pochi anni fa salutava con stupore i successi di americani, australiani e del primo africano come se fossero la folcloristica invasione di campo di una cultura aliena rispetto a quella europea, da sempre dominante.












