Bolle “con il fondo”, bianchi freschi, con uve autoctone, rosati profumati, rossi beverini. Arriva l’estate, accompagnata dalla voglia di sorseggiare qualcosa di buono e delicato in compagnia, sulla spiaggia, sulle terrazze a caccia di fresco, in montagna dopo una giornata di passeggiate ed escursioni.

Ma non basta più un calice gradevole per rendere speciale una serata. Chi sceglie il vino come compagno conviviale, da affiancare agli amici e ai familiari, cerca anche una storia, un territorio, un sorso unico. Qualcosa di speciale che regali leggerezza e originalità allo stesso tempo. Ecco allora farsi strada bottiglie particolari per uva, per tipo di affinamento, per etichetta o semplicemente in quanto accarezzano un ricordo. Perché spensieratezza nel calice non vuol dire banalità o omologazione. Anzi.

Dazi al 15%, mondo del vino in allarme: “Colpite le bottiglie più popolari, danno di 317 milioni”

a cura della redazione del Gusto

“Oggi il consumatore mostra un crescente interesse per vini che sappiano raccontare la tradizione, e bollicine col fondo rappresentano al meglio la storia enologica del nostro territorio – dice Simone Cecchetto, alla guida di Ca’ di Rajo insieme ai fratelli Alessio e Fabio – Credo che il loro successo sia legato alla capacità di esprimere autenticità: la rifermentazione avviene grazie ai lieviti indigeni, presenti naturalmente sulla buccia dell’uva. Sono anche sinonimo di artigianalità, spesso chiusi con il classico tappo a corona, richiamano i vini che i nostri nonni imbottigliavano poco prima di Pasqua. Dal punto di vista tecnico, si distinguono per i bassi livelli di solforosa e per una pressione inferiore rispetto agli spumanti, tanto che vengono classificati come frizzanti, caratteristiche che li rendono più delicati e immediati nella beva”.