Scende la pioggia e la Formula 1 si ferma, il gran premio non parte. Per dieci minuti, mezz’ora, un’ora, quasi due per aspettare che il cielo si rassereni e, finalmente, si possa correre. Una scena che si sta ripetendo, ormai, tutte le volte che non c’è sole pieno e, prima del via, i soloni della Federazione Internazionale che governa il motorsport, decidono di rimandare lo start. È capitato nuovamente ieri a Spa, sulla pista più bella fra tutte le 24 del Circus, e il Gran Premio del Belgio è iniziato nel tardo pomeriggio per colpa di un acquazzone neppure tanto inquietante.
La Fia ha rimandato il via nel nome della sicurezza e questa sua esagerata paura di possibili incidenti sta penalizzando totalmente lo spettacolo. Lo fa mortificando i campioni, moderni cavalieri del rischio, tra questi Max Verstappen che si è lamentato giustamente per il via ritardato. Chi ha il “manico” non teme la pioggia. Ai bei tempi in cui la F.1 era nelle mani di Bernie Ecclestone e non di chi la governa oggi, si sarebbe partiti regolarmente. Senna e Schumacher firmarono imprese leggendarie sotto la pioggia, una indimenticabile nel gran premio di Donington 1993 quando Ayrton, sotto un diluvio peggiore della pioggerella di ieri, sorpassò in un solo giro quattro rivali (Prost, Schumacher, Damon Hill e Wendlinger) e vinse con una serie di manovre entusiasmanti che ne amplificarono il mito.










