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28 LUGLIO 2025

Ultimo aggiornamento: 8:04

Quando si parla dell’attacco israeliano contro l’Iran, mi rendo conto che spesso la discussione si limita a parlare di equilibri regionali, minacce nucleari o di lotte per il potere. Secondo me, però, questa visione è riduttiva. Penso davvero che ci sia qualcosa di più ampio e profondo dietro tutto questo: un confronto tra visioni contrapposte del mondo e della società. Credo che Trump e Netanyahu abbiano commesso un errore strategico nel pensare di poter fermare Teheran semplicemente colpendo impianti nucleari e distruggendo arsenali missilistici. La verità, a mio avviso, è che dietro a queste azioni militari ci sia una paura più grande: la paura di un modello alternativo di civiltà che l’Iran vuole rappresentare.

A proposito di questo, mi viene in mente la campagna di Trump, “It’s time for a new Middle East” (È tempo di un nuovo Medio Oriente). Una campagna che, secondo me, vale solo per quei paesi arabi che sono disposti a cambiare profondamente pur di allearsi con l’Occidente. Questa idea di riforma, però, sembra aver dimenticato alcuni dettagli importanti: oggi vediamo personaggi come Ahmed al-Sharaa, che in passato erano considerati “terroristi”, dichiararsi improvvisamente “amici” dell’Occidente. Persino paesi come la Siria, fino a ieri osteggiati, oggi vengono corteggiati o tollerati solo perché pronti a conformarsi a un nuovo ordine regionale dettato dall’Occidente. Questo mi sembra non solo ipocrita, ma anche pericoloso.