Nello stabilimento Stellantis di Pomigliano d’Arco l’effetto dei dazi Usa si era già sentito prima che ieri venisse raggiunto l’accordo con l’Ue sul reciproco 15%. Il Gruppo ha annunciato infatti già da qualche giorno il rinvio della produzione della Dodge Hornet, modello realizzato in Campania e destinato esclusivamente al mercato nordamericano. Troppe le incertezze sulle politiche tariffarie degli Stati Uniti (come se non bastassero le profonde incognite sulla tenuta del mercato auto anche nell’immediato futuro): la società guidata da Antonio Filosa sta ragionando su un’eventuale nuova missione da assegnare all’impianto in attesa di capire cosa succederà dopo l’intesa formalizzata ieri in Scozia da Trump e Von Der Leyen.
Già, perché ora che l’intesa è stata raggiunta, anche nel sistema delle imprese esportatrici del Sud sono iniziati calcoli e valutazioni sulle conseguenze del 15% nei settori più esposti, dall’automotive all’agroalimentare. Previsioni e simulazioni non erano sicuramente mancati in queste settimane, specialmente dopo la “minaccia” Usa di applicare tariffe al 30%, un’ipotesi considerata nefasta per l’intero export italiano. Ma ora che un punto fermo c’è, analisi e scenari diventano almeno in parte più credibili anche se forse è prematuro coglierne in pieno prospettive e dimensioni.











