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Sabato gli eserciti di Cambogia e Thailandia si sono scontrati per il terzo giorno consecutivo, in almeno dodici aree di confine. Le zone interessate dall’attività militare si stanno progressivamente ampliando e sabato mattina ci sono stati scontri anche più a sud, nella zona costiera della provincia di Trat. Finora almeno 32 persone sono morte negli scontri, iniziati giovedì, e quasi 180mila hanno dovuto lasciare le proprie case. La Thailandia ha organizzato 300 centri per accogliere gli sfollati, che sono circa 140mila e provengono principalmente da tre province: Surin, Sisaket e Ubon Ratchathani. Il governo cambogiano ha detto invece di aver evacuato quasi 40mila persone dalle zone di confine.
I civili di entrambi i paesi hanno iniziato a lasciare le proprie abitazioni giovedì, quando gli scontri fra i due paesi in poche ore sono diventati intensi, con l’utilizzo di artiglieria, razzi e – da parte thailandese – di bombardamenti con aerei da guerra F-16 di produzione statunitense. Gli attacchi hanno coinvolto obiettivi civili: il primo giorno un razzo cambogiano ha colpito un’affollata stazione di servizio nella provincia di Surin, uccidendo nove persone. Tredici dei 19 morti thailandesi sono civili (sei militari), mentre la Cambogia ha detto che gli attacchi thailandesi hanno ucciso otto civili e cinque soldati.











