PADOVA - «Sto vivendo una situazione paradossale, al limite del ridicolo. Mia figlia mi vede come l'orco cattivo che dall'Italia vuole portarla via. E continua a vivere con sua madre e la nonna, le stesse persone che l'hanno tenuta segregata per 13 anni durante i quali mi hanno dipinto come il cattivo che vuole rapirla e portarla via da loro». Dopo settimane di silenzio, Andrea Tonello, l'imprenditore di 54 anni originario di Codiverno di Vigonza ma da tre anni residente a Carmignano di Brenta, torna a parlare della sua vicenda e delle difficoltà di incontrare la figlia Chantal Tonello, ora quasi 14enne, e di poter iniziare a costruire un dialogo e quel rapporto che si è spezzato 13 anni fa.

Chantal Tonello, la lotta del papà per non perderla di nuovo: «Non so se sia lei a rispondere ai miei messaggi, torno in Ungheria»

«Da quando l'ho ritrovata, lo scorso 13 giugno, l'ho vista già quattro volte, incontrandola nella casa della nonna materna a Mezotur, in Ungheria. L'ultima volta ci siamo visti il 22 luglio. La vedo, le parlo con l'aiuto di un interprete, ma vedo che Chantal è a disagio, non mi guarda mai negli occhi e parla a fatica. Con noi c'è sempre anche la madre e la nonna. E tento di parlare di quello che è successo in questi anni, cercando di spiegarle che non sono il cattivo che le hanno sempre descritto, la madre mi parla sopra e devia il discorso. Nei nostri incontri si parla di niente, di cose senza importanza, futili e banali. È davvero una situazione molto difficile e complicata: la madre, la mia ex compagna, è stata rilasciata il giorno stesso in cui la polizia ungherese ha fatto il blitz nell'appartamento dov'era tenuta Chantal. È stata in carcere forse due ore. Incredibile. E poi è tornata a casa mia figlia. Hanno anche respinto la nostra richiesta di estradizione in Italia della madre: una cosa da non credere».