I problemi dell’adolescenza sembravano essere stati lasciati alle spalle, ma appena raggiunta la maggiore età la ragazza, adottata, è andata via di casa. Il padre teme per lei, perché non ha soldi per mantenersi
di Stefania Medetti
«Mia figlia Elena è arrivata in Italia da un orfanotrofio dell’Est europeo quando aveva otto anni e non parlava una parola della nostra lingua”, racconta Michele (il nome è di fantasia), un lavoro nel settore tecnologico in una grande città del Nord Est. L’inizio non è stato facile: «Elena era cresciuta in una situazione di estrema privazione, in un paese isolato, a trecento chilometri dalla prima grande città - racconta il papà -. Per lei, il mondo era completamente nuovo». Quando ha iniziato la scuola in Italia, è stata inserita in prima elementare. «Ma la scuola non era in grado di fornirle il supporto necessario per apprendere la nostra lingua. Anzi, con nostra grande sorpresa e disappunto, era stata iscritta in una sezione composta totalmente da bambini di provenienza non italiana». Nonostante il grande amore dei suoi genitori, Elena fatica a inserirsi pienamente, la socializzazione è difficile e, con l’adolescenza, le cose non migliorano. «Elena ha sempre cercato di dare una mano agli altri, ma si è sempre circondata da persone problematiche. Attorno ai 15-16 anni, abbiamo iniziato a preoccuparci seriamente per le sue frequentazioni». Elena, inoltre, aveva creato una barriera invisibile attorno ai suoi contatti, omettendone i nomi nella rubrica del telefono che appariva come un elenco numerato di “anonimi”.






