La sentenza della Corte anticipata venerdì interviene nuovamente sulla materia del fine vita, dopo le sentenze del 2019 e del 2024: ma quelle sentenze riguardavano la fattispecie del suicidio assistito, mentre la sentenza annunciata venerdì riguarda l’omicidio del consenziente, e cioè l’eutanasia. Nelle sentenze precedenti la Corte aveva stabilito il principio secondo cui l’agevolazione del suicidio nel nostro ordinamento non è possibile per regola generale, e tuttavia a certe condizioni può diventare lecita; ed è proprio nel rispetto di questo principio che la legge in discussione in Parlamento dovrebbe fornire ora al suicidio assistito, per la prima volta in Italia, una disciplina organica. Ma la legge in discussione parla solo di suicidio assistito, e non anche di eutanasia; né sull’eutanasia si era ancora mai espressa la Corte.