Si infittisce il caso della moschea di Centocelle, la seconda più grande della Capitale che verrà costruita a Roma a piazza delle Camelie. Secondo quanto previsto dalla legge, ogni tipo di immobile, a seconda dell’attività che viene svolta all’interno, deve avere una destinazione d’uso precisa per far sì che il Comune possa valutare la compatibilità con il territorio e con la vita dei cittadini. Ebbene, sembra che l’immobile di proprietà dell’Associazione Culturale Islamica in Italia, che fa riferimento all’imam Ben Mohamed Mohamed, non abbia come destinazione d’uso quella corretta per una moschea: risulterebbe, infatti, citata come D/4 (che indica case di cura e ospedali), con il codice 1203 che corrisponde a «Strutture per l’assistenza sociale residenziale», come evidenziato dal sito dell’Agenzia delle Entrate. Ma le categorie Catastali per i luoghi di culto sono E/7 o al massimo, in contesti più ampi, B/1 o B/7. Quindi, come può sorgere una moschea in un contesto che nulla ha a che vedere con la preghiera? Cosa c’entra il settore sanitario con quello religioso?
Roma, l'ultimo giallo sulla moschea. Per gli islamici è una casa di cura
Si infittisce il caso della moschea di Centocelle, la seconda più grande della Capitale che verrà costruita a Roma a piazza delle Cameli...






