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Ultimo aggiornamento: 8:02

di Giacomo Gabellini

Sebbene la censura militare precluda qualsiasi possibilità di formulare un bilancio preciso dei danni subiti allo Stato ebraico durante la “guerra dei 12 giorni” con l’Iran, la diffusione “clandestina” delle prime notizie delinea un quadro generale piuttosto preoccupante per Israele. Tra gli obiettivi colpiti figurano laboratori di ricerca scientifica come il Weizmann Institute di Rehovot e il centro Soroka di Beersheva, edifici militari come la sede del Mossad e il complesso del Ministero della Difesa israeliano, siti economicamente e logisticamente cruciali come la Borsa diamantifera di Tel Aviv, le raffinerie di Haifa e Ashdod, il porto di Haifa, l’aeroporto Ben-Gurion di Tel Aviv.

In particolare, l’Iran ha preso di mira gli anelli (centri di ricerca, impianti produttivi, facoltà universitarie, ecc.) di cui si compone il “complesso militar-industriale” israeliano, facente capo ai colossi Rafael ed Elbit Systems. Anche i complessi di aziende straniere legate al comparto bellico israeliano sono stati attaccati, come lo stabilimento per la produzione di chip di Intel presso Kiryat Gat.