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21 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 11:04
La guerra tra Israele e Iran va avanti ormai da una settimana, scandita dagli strikes israeliani su diverse città iraniane e da quelli – spesso simmetrici, speculari – iraniani in rappresaglia, soprattutto su Tel Aviv e Haifa. Sembra ormai evidente che l’obiettivo dello Stato ebraico non sia (più?) solo quello di “riportare indietro” o addirittura distruggere il programma nucleare iraniano, bensì di stimolare, favorire, provocare, direttamente o indirettamente, la caduta della Repubblica islamica, cioè l’architettura istituzionale del potere in Iran da 46 anni. Al di fuori del Paese, il dibattito su un eventuale futuro post rivoluzionario non si è mai spento, anzi è stato reso ancor più visibile da una serie di celebri personaggi della diaspora iraniana.
Alcuni di questi – ed è il caso di giornalisti e attivisti come Masih Alinejad o Arash Azizi – più che proporsi come opposizione politica all’estero alla Repubblica islamica hanno cercato nel tempo di mettere in evidenza le sue storture, oppure di dare risalto – specie sui social media – ai movimenti di protesta della società civile iraniana, soprattutto quella urbana, progressivamente sempre più insofferente rispetto all’illiberalità del sistema. Accomunati da una più o meno netta opposizione alla Repubblica islamica, le loro reazioni all’attacco di Israele in Iran sono state più eterogenee di quanto forse ci si potesse attendere.













