Annunciando l'accordo per il cessate il fuoco tra Iran e Israele, Donald Trump ha promesso al mondo la fine della "guerra dei 12 giorni", espressione che rievoca quella 'dei sei giorni' combattuta tra Israele contro Egitto, Siria e Giordania dal 5 al 10 giugno del 1967.
E coniata dal tycoon per il conflitto partito il 13 giugno con l'operazione 'Leone Nascente' lanciata dallo Stato ebraico contro la Repubblica islamica, accusata di essersi avvicinata "a un punto di non ritorno" nello sviluppo di un'arma nucleare.
Quel giorno, circa 200 aerei dell'aeronautica israeliana hanno bombardato 100 obiettivi, colpendo sei città, tra cui Teheran, e l'impianto nucleare iraniano di Natanz. Nei bombardamenti, almeno 20 comandanti di alto rango sono stati uccisi, tra cui il capo di stato maggiore delle forze iraniane e alti dirigenti dei pasdaran. Da terra, agenti del Mossad dislocati sul territorio iraniano hanno poi condotto una serie di sabotaggi. In risposta, l'Iran ha parlato di "una dichiarazione di guerra" da parte di Israele. E ha lanciato prima 100 droni e poi una salva di missili iraniani sullo Stato ebraico, compresa Tel Aviv.
I giorni successivi sono stati un susseguirsi di attacchi da entrambi le parti. Israele ha continuato a martellare Teheran e tutta la Repubblica islamica, colpendo strutture militari e nucleari, aeroporti e la Tv di Stato, uccidendo decine di scienziati, pasdaran e anche il nuovo capo di stato maggiore iraniano Ali Shadmani. In Israele, le sirene sono continuate a scattare per giorni a Tel Aviv, Gerusalemme e in tutto il Paese, mentre attacchi si sono fatti più intensi e in grado di bucare l'Iron Dome. Milioni di israeliani sono stati costretti a nottate nei rifugi e a contare i morti per i raid su Haifa, Bat Yam e Beer Sheva, dove un missile iraniano si abbattuto su un ospedale provocando morti e feriti.













