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Ultimo aggiornamento: 9:50
L’ondata protezionistica innescata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump sembra aver spinto la Cina a premere sull’acceleratore del suo progetto infrastrutturale Nuova via della seta. Dato per stagnante e sempre meno chiaro nei suoi obiettivi principali, nel primo semestre del 2025 quest’ultimo ha ricevuto una spinta senza precedenti. Come riportato da un rapporto redatto dall’università australiana Griffith University e dal Green Finance and Development Center con sede a Pechino, infatti, nei primi sei mesi dell’anno la Cina ha messo sul tavolo nell’ambito dell’iniziativa 124 miliardi di dollari, più dei 122 miliardi impiegati nel corso dell’intero 2024. Un vero e proprio boom.
La Nuova via della seta è un piano di respiro mondiale – attualmente coinvolge 150 paesi – lanciato nel 2013 da Xi Jinping con l’obiettivo di favorire gli scambi commerciali attraverso una capillare rete di ferrovie, porti, autostrade, basi navali. Nel corso del tempo ha ampliato molto il suo raggio d’azione e la Cina in più di un’occasione è stata accusata di sfruttare i finanziamenti e gli investimenti elargiti per intrappolare i paesi coinvolti in una spirale di debiti e dipendenza. A causa anche della diffidenza di molti governi e di controversie di varia natura, il progetto sembrava appannato; una sensazione che Pechino sta però provando a spazzare via iniettando grandi quantità di denaro sotto l’etichetta Nuova via della seta.






