Roma, 31 lug. (askanews) – Nonostante l’asserito ottimismo del presidente Usa Donald Trump e del segretario al Tesoro Scott Bessent, che hanno segnalato nelle ore scorse fiducia sulla possibilità che un accordo commerciale con la Cina sia in vista, Pechino sta mettendo in campo una serie di azioni, secondo il rodato schema del bastone e della carota, per consolidare la sua posizione negoziale in un momento che, evidentemente, è cruciale nella trattativa.

La Cina ha smesso di approvare gli investimenti all’estero per le aziende che intendono avviare o espandere operazioni negli Stati uniti, ha scritto oggi Nikkei Asia, citando fonti informate.

Secondo queste informazioni, i governi locali cinesi e l’ente statale per la pianificazione economica, la potente Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma (NDRC), hanno interrotto i via libera a questi investimenti già dal mese di aprile.

Gli investimenti cinesi all’estero sono da tempo soggetti a restrizioni a causa delle preoccupazioni per la fuga di capitali e per i settori considerati sensibili da Pechino, come la produzione di armamenti. Tuttavia, l’attuale blocco arriva in un momento in cui le relazioni tra i due Paesi sono tese, dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha imposto dazi generalizzati per riportare la produzione manifatturiera negli Stati uniti.