Se il presidente del Stati Uniti Donald Trump pensava di indebolire la Cina imponendo dazi elevati sui suoi manufatti, ha decisamente fatto male i suoi calcoli. Le politiche commerciali americane, unite alle mire degli Usa su Taiwan, stanno avendo l’effetto opposto di rafforzare il governo del Paese, proprio in una fase in cui molte sfide irrisolte sul fronte interno rischiano di indebolirlo.

Di fronte al “nemico” esterno, infatti, i cinesi si sono ricompattati attorno ai propri governanti, come spesso è accaduto nella loro storia, ha spiegato Giada Messetti, sinologa, intervenendo al convegno «L’ora della verità: la Cina», introdotto da Paolo Magri, presidente del comitato scientifico di Ispi. «Le sfide sul fronte interno sono soprattutto economiche - ha precisato Messetti -. Negli ultimi 45 anni questo Paese è stato attraversato da cambiamenti epocali e ora stanno venendo al pettine i nodi irrisolti di questa corsa sfrenata». A cominciare dall’invecchiamento della popolazione e dalla disoccupazione dei giovani, che davanti a loro hanno prospettive meno rosse di quelle dei loro genitori. «C’è anche una nuova consapevolezza femminile, che ha portato a una diminuzione dei matrimoni e a un ulteriore calo delle nascite che aggrava la situazione creata da decenni di politiche di controllo demografico», ha aggiunto la sinologa. Inoltre, perdura la crisi del settore immobiliare, che era stato motore della crescita nei passati decenni, così come la frenata dei consumi.