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Ultimo aggiornamento: 8:08

“Costruttivi”, ma anche “intensi”. La Cina non nasconde il clima teso con cui si sono tenuti gli ultimi negoziati commerciali con gli Stati Uniti. Confronto in extremis prima dell’atteso incontro tra Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping previsto giovedì in Corea del Sud. Ormai avvezzo ai ripensamenti improvvisi del tycoon, Pechino non lo ha ancora confermato. Ma tanta, troppa, è la carne al fuoco per lasciarsi sfuggire l’occasione.

Come usuale, le informazioni da Pechino arrivano con il contagocce. Commentando i colloqui in Malesia, il capo negoziatore Li Chenggang ha parlato di un “consenso preliminare” che dovrà passare attraverso procedure di approvazione interna. “La posizione degli Stati Uniti è stata dura, mentre la Cina è stata ferma nel difendere i propri interessi e diritti”, ha aggiunto il funzionario cinese. “Consenso” non vuole dire accordo. Ma se la versione americana è fedele ai fatti Trump e Xi hanno già buone basi su cui lavorare prima di firmare.

Secondo il segretario al Tesoro Scott Bessent, la tregua tariffaria in scadenza il 10 novembre verrà prolungata. Pechino pare avere anche schivato la minaccia di dazi extra del 100%. Dal canto suo, Washington si aspetta che la Cina posticipi di un anno l’attuazione del nuovo regime di licenze per l’export di terre rare e i magneti nell’attesa che la politica venga riconsiderata. Progressi anche sul dossier soia, tanto caro a Trump. Gli agricoltori “si sentiranno molto soddisfatti di ciò che accadrà sia in questa stagione che in quelle a venire per diversi anni”, ha dichiarato Bessent al programma ABC “This Week”. Meno chiaro è quanto è stato pattuito sul traffico di fentanyl, la cantieristica navale e TikTok. Tema quest’ultimo che i negoziatori cinesi nemmeno hanno menzionato.