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11 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 19:16

La tregua tariffaria tra Cina e Stati Uniti è salva. Ma la “trade war” continua sotto nuove forme. Negli ultimi giorni prima l’attesa telefonata tra Donald Trump e Xi Jinping, poi un secondo round di negoziati commerciali hanno rimesso in carreggiata le relazioni tra le due superpotenze dopo le montagne russe dell’ultimo mese. Sventata una collisione imminente, il rischio di uno schianto è ancora dietro l’angolo. Le due parti restano infatti divise su quasi tutti i principali dossier. Persino sull’entità delle concessioni offerte.

Dopo due giorni di colloqui a porte chiuse, martedì i rispettivi negoziatori hanno dichiarato di aver definito un quadro di massima che permetterà di tradurre in pratica il consenso raggiunto dai due leader durante la conversazione della scorsa settimana (la prima del secondo mandato di Trump), nonché gli obiettivi precedentemente fissati a Ginevra per disinnescare la guerra tariffaria tra i due paesi. Allora le due parti avevano annunciato la sospensione reciproca di alcune tariffe per 90 giorni, mentre Pechino si era impegnata a ritirare le ritorsioni “non commerciali”. Locuzione che a Washington aveva fatto sperare un rapido allentamento delle restrizioni cinesi sull’export di terre rare e magneti, indispensabili per l’industria bellica americana. Ma dopo pochi giorni la lenta emissione delle licenze aveva spinto l’amministrazione Trump a lamentare una violazione dei termini accordati. La Cina dal canto suo aveva denunciato l’introduzione di nuove norme sulla vendita di tecnologia americana, oltre alla chiusura delle università statunitensi ai propri studenti.