Quando Trump e Xi Jinping si sono sentiti al telefono l’ultima volta per discutere del viaggio di fine marzo del presidente americano in Cina, nessuno dei due immaginava di dover affrontare non solo le forti tensioni commerciali tra i due Paesi, ma anche una nuova guerra in grado di paralizzare l’economia mondiale.

E invece a Parigi il nuovo ciclo di colloqui economici tra Stati Uniti e Cina sta affrontando anche la questione iraniana, soprattutto per il problema del petrolio e della sicurezza dello Stretto di Hormuz. I negoziati sono guidati dal segretario al Tesoro Usa Scott Bessent e dal vicepremier cinese He Lifeng e si svolgono nella sede dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).

Le delegazioni stanno discutendo di questioni che da anni definiscono il rapporto economico tra le due maggiori economie mondiali: i dazi americani sui prodotti cinesi, i controlli statunitensi sull’export di tecnologie avanzate, l’accesso degli Stati Uniti alle terre rare prodotte in Cina e gli acquisti cinesi di prodotti agricoli americani, che a causa della guerra commerciale iniziata da Trump sono notevolmente diminuiti.

L’obiettivo immediato dei colloqui è consolidare la tregua commerciale raggiunta nel 2025, che aveva evitato una nuova escalation di tariffe e restrizioni, dopo che il presidente americano lo scorso aprile aveva imposto tariffe di oltre il 100% sui prodotti cinesi in ingresso negli Stati Uniti.