Doveva essere un’altra «Estate militante», ma per Elly Schlein si è trasformata in una «Estate titubante». E adesso, che si fa? Perché per la segretaria del Pd, quando la soluzione del cubo di Rubik con il M5S sembrava a un passo, sono arrivati due colpi. Durissimi e in rapida successione. Prima la batosta giudiziaria su Milano, poi l’indagine su Matteo Ricci, il candidato governatore nelle Marche, diventate l’ago della bilancia delle Regionali d’autunno, che la leader dem aspira a trasformare in un «avviso di sfratto» al governo Meloni.
Nel pallottoliere degli imprevisti del Nazareno bisogna poi aggiungere la bufera sul deputato piemontese Mauro Laus, rinviato a giudizio per presunti illeciti della coop Rear. Tre casi che hanno un denominatore comune: la «questione etica». Altre vicende non avrebbero avuto un’eco tale, ma soprattutto quelle targate Sala e Ricci offrono al M5S una ghiotta opportunità di attaccare gli alleati del Pd, provando a ridurne i poteri contrattuali di timonieri del tanto agognato «campo largo». Tant’è vero che la staffilata non è tardata ad arrivare: «Ricci chiarisca: una condotta disonesta sarebbe incompatibile con M5S», ha avvertito il leader Giuseppe Conte.















