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Ultimo aggiornamento: 8:02 del 22 Luglio

La recente indagine del Censis “Gli italiani e la guerra” descrive un Paese che ha una diffusa coscienza pacifista, molto più profonda delle sue classi dirigenti. Alla domanda “come reagirebbe se l’Italia fosse coinvolta direttamente in una guerra e fosse richiamato dalle Forze armate?” Il 39% protesterebbe in quanto pacifista e il 19% diserterebbe: solo il 16% si dichiara pronto a combattere. Inoltre, l’opinione dominante è che l’Italia debba restare fuori dai teatri di guerra: “è il ritratto di un’Italia che rifiuta la retorica bellicista”, scrive il Censis.

Se pure il 25% sostiene che “dobbiamo investire nella nostra difesa militare, anche riducendo la spesa pubblica per la sanità e la previdenza” – come prevede l’aumento delle spese militari al 5% del Pil – in dieci anni, segnala la ricerca, la spesa militare italiana è già aumentata del 46,0% in termini reali. Nel 2024 l’Italia ha destinato alla difesa 35,6 miliardi di dollari, posizionandosi al 5° posto nella Nato in termini assoluti, alle spalle di Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Francia. Inoltre contribuiamo già in modo rilevante al suo funzionamento, coprendo l’8,5% del budget complessivo della Nato, posizionandosi al 5° posto tra i finanziatori. Sul piano delle risorse umane, inoltre, il personale militare italiano conta 171.000 unità: un contingente che ci vede preceduti da Stati Uniti, Turchia, Polonia, Francia e Germania, ma davanti a Regno Unito e Spagna.