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24 LUGLIO 2025

Ultimo aggiornamento: 8:08

Ultima chiamata per il governatore Attilio Fontana e il suo assessore al Welfare, Guido Bertolaso. Sulle liste d’attesa, in Lombardia la misura è colma e i nodi verranno presto al pettine, direttamente negli uffici della giunta di centrodestra. Perché in molte aziende sanitarie, le direzioni generali continuano a infischiarsene dell’accordo coi carabinieri dei Nas sottoscritto dal governatore, e soprattutto delle leggi, compresa quella voluta un anno fa da Giorgia Meloni: in caso di indisponibilità del Servizio sanitario nazionale e indipendentemente dalla richiesta formale dell’utente, vuole la legge 107/2024, il direttore generale deve attivarsi automaticamente per l’erogazione del servizio nei tempi prescritti, in intramoenia (privatamente ma a spese del Servizio Sanitario) o nel privato accreditato, senza oneri per il paziente se non il ticket, qualora dovuto. Tutto fiato sprecato, finora. “La legge di Meloni non la applica nessuno, anzi”, assicurano i coordinamenti territoriali degli Sportelli per la Salute, i presidi volontari della società civile che tante volte hanno avuto ragione della Sanità regionale impugnando i tempi di attesa. Ma i loro ricorsi ormai si scontrano direttamente con le direzioni generali, un muro di gomma.