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4 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 16:19

Lunedì sera, al Tg La7, ho visto il Dataroom – letteralmente “la sala dati” – di Milena Gabanelli sulle liste d’attesa. La cosa che mi ha colpito, ancora una volta (quindi, una sgradevole riconferma), è che sulla sanità il giornalismo è come una macchina ma che cammina con il freno a mano tirato. È un giornalismo evidentemente convinto che per non favorire la destra si devono nascondere i delitti commessi dalla sinistra anche se questi delitti perpetuati mettono in mezzo ad una strada milioni e milioni di persone.

La “sala dati” di Gabanelli spiega le statistiche quindi i numeri: quelli delle liste di attesa, della libera professione dei medici, ricordando, genericamente, che negli anni 90 è stata fatta una legge sull’intramoenia. Ma essa è una “sala dati” che non interpreta mai niente cioè in realtà non spiega mai niente. E invece spiego io: nel caso dell’intramoenia – alla quale la Gabanelli attribuisce buona parte dei mali della sanità – siamo di fronte al caso più inquietante di tradimento e di prostituzione politica nel quale la ministra Bindi quindi parliamo di centro sinistra, venendo meno ai suoi doveri costituzionali (art. 32), ha svenduto i diritti dei cittadini ad una sindacato ospedaliero amico (Anaao), concedendogli di fare la libera professione negli ospedali pubblici. Più che una riforma, una controriforma.